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Per il logo di Nùoro? Forti dubbi.

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Oggi analizziamo il logo selezionato per la candidatura della Città di Nùoro a Capitale Italiana della Cultura. Nella totalità la proposta ideata da Daria Canu, studentessa universitaria di 21 anni e vincitrice del concorso di idee per il logo e lo slogan che accompagneranno la sfida di Nùoro come città candidata a Capitale Italiana della Cultura 2020, tenendo presente soprattutto la giovane età ha sicuramente del potenziale e la seguente analisi non è assolutamente una condanna nei suoi confronti. Anzi, mi sento da docente di consigliarle meno attenzione al “voto finale” e maggiore concentrazione sul percorso che l’ha portata alla realizzazione della proposta candidata, un pò quello che dico anche ai miei studenti. Ritengo infatti che ogni momento in cui qualcuno, magari un professionista di settore ci fa notare qualcosa, è bene prenderne atto.

La proposta ha in se diversi elementi interessanti, anche se a mio avviso non rispecchiano l'argomentazione della candidata che di fatto resta appunto una giovanissima con poca o addirittura nessuna esperienza e lo si vede da palesi errori, sempre che questi non siano dipesi dall’adattamento di Flavio Manzoni, che per chi non lo sapesse è un importantissimo designer e architetto italiano, che nel suo settore è assolutamente una figura illustre, un grande maestro e professionista che ha fatto e continua a fare la storia dell'automobilismo italiano e non.

La Canu, che così argomenta la sua proposta "l'idea è stata quella di rappresentare una spirale che ha un principio e non una fine. Spero che questo accada per Nuoro. Ma volevo anche che rimandasse al bottone, gioiello del costume sardo, ai giochi intrecciati e al sole che caratterizza la nostra isola, la nostra terra e il nostro clima.”*, dimostra una confusione generale con troppi elementi, senza focalizzarsi su una specificità (magari autoctona) identitaria del territorio. Ma ripeto, a mio avviso è data dalla giovane età e non la condannerei troppo, anzi al contrario voglio esaltarne l’impegno. Tornando all’argomentazione, questa "spirale" poi, come lei indica, è più un messaggio negativo che ho subito collegato alla teoria della “spirale del silenzio” della sociologa Elisabeth Noelle-Neumann del 1984, che di base è un’analisi del potere persuasivo dei mass media e cioè che i mezzi di comunicazione di massa, ma soprattutto la televisione, grazie al notevole potere di persuasione sui riceventi e quindi, più in generale, sull'opinione pubblica, siano in grado di enfatizzare opinioni e sentimenti prevalenti, mediante la riduzione al silenzio delle opzioni minoritarie e dissenzienti. Un pò la tecnica dell’ignoranza indotta di questi ultimi decenni, ove le bufale la fanno da padrone e nessuno o quasi si assicura della loro veridicità.

Ma tornando al logo, caso mai parlerei di un "vortice di emozioni" per buttarla giù velocemente, quindi un messaggio assolutamente opposto. Ma a prescindere, questa spirale che dal chiaro si focalizza al centro su un colore scuro, ci trasporta ad un punto "oscuro" se pur rosso, quindi un messaggio anche in questo caso leggermente negativo, quando al contrario se fosse confluito verso un colore chiaro e luminoso avrebbe indicato la luce, quindi un messaggio assolutamente positivo. Oltre a questo e al fatto che mi ricorda più un cestino appartenente alla tradizione da cui ne sarebbe seguita un'argomentazione semplice e decisa (e non confusa) che avrei apprezzato maggiormente, la crenatura** applicata la trovo non equilibrata fra il numero 2020 e le altre scritte. Purtroppo poi, simbolo e testo sono assolutamente incompatibili e scollegati fra loro con troppa potenza del simbolo con una conseguente "oppressione" del testo a mio avviso, senza contare che i tre colori, dorato, rosso e nero, potevano essere solo due limitando così anche eventuali costi di stampa ad esempio nei casi serigrafici. Forse un altro font avrebbe dato soddisfazioni migliori.

Riguardo lo slogan, la Canu spiega che racchiude invece due parole e due concetti e può essere letto sia in lingua italiana che in lingua sarda. “Noi-sì diventa dichiarazione di intenti e di coraggio. Nois(ì) è il nuorese Noi: indica sia l'appartenenza sardo/nuorese, sia l'invito a farne parte all'Italia che rappresenterà”. Purtroppo a causa della poca esperienza o solo della disattenzione, nessuno si è accorto che nella pronuncia lo slogan ricorda la parola inglese Noise che ha tutt’altro significato. Infatti in ambito musicale e video, un’effetto noise comporta disturbo, frastuono, chiasso e trattandosi della candidatura a Capitale Italiana della Cultura, questa mancanza di internazionalità è un problema.

Ma quindi, dopo tutto questo pippone che potevo anche risparmiarmi, alla fine il problema qual è stato? Non di certo la giovanissima candidata che ha sicuramente fatto del suo meglio, per altro apprezzabilissimo. La vera nota dolente sta nella giuria, di fatto composta da persone non qualificate ad un compito tanto arduo, se non contiamo l’unico vicino ad un mondo creativo, l’illustre Flavio Manzoni. Gli altri componenti la giuria erano infatti lo scrittore Marcello Fois, le due giornaliste Elvira Serra e Simonetta Selloni e il musicista Gavino Murgia. Un pò come se domani ad un concorso canoro, inserissero nella giuria un Gavino Sanna, un Aldo Brigaglia o uno Stefano Asili, per cui sarebbe d’obbligo fare obiezione sulle loro capacità di giudizio musicale. La questione fondamentale è questa, la stessa che aleggia in molti ambiti pubblici da pochi gestiti, cioè bypassare la qualità di contenuto e puntare tutto sulla notorietà dei personaggi che possono darti tanta visibilità.

La musica ai musicisti, l’architettura agli architetti, la grafica ai grafici o quanto meno a chi è effettivamente in grado di ricoprire taluni ruoli in base a titoli e comprovata esperienza.

di Paolo Carta

#studiocabori

* fonte ANSA
**In ambito tipografico, con il termine crenatura (noto anche con il termine inglese kerning) si indica la riduzione dello spazio in eccesso fra coppie specifiche di caratteri, attuata al fine di diminuire spazi bianchi antiestetici e dare un aspetto più omogeneo al testo.

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